
Lorenzo il magnifico (Firenze, 1 gennaio 1429 – 8 aprile 1492),
figlio di Pietro di Cosimo il Vecchio e di Lucrezia Tornabuoni apparteneva ala famiglia che da diversi anni ormai governava la città, la dinastia dei medici.
Sin da piccolo ricevette un'educazione umanistica e, appena sedicenne, si rivelò un abile uomo politico nelle missioni che gli furono assegnate a Napoli, Roma e Venezia.
Nel 1469 alla morte del padre, divenne signore di Firenze, in un momento di grande difficoltà a causa delle tensioni tra la Toscana, lo Stato Pontifico ed il Regno di Napoli.
Sventò, con l'aiuto dei fiorentini, la congiura dei Pazzi che, sostenuti dal Papa, volevano destituirlo.
Questo avvenimento rinforzò il prestigio di Firenze e di Lorenzo che, con grande abilità diplomatica, riuscì a stabilire buone relazioni con gli avversari creando una rete di alleanze e garantendo con la sua “politica di equilibrio” un lungo periodo di pace tra gli stati italiani.
Sotto di lui Firenze divenne un centro culturale e artistico di altissimo livello, grazie alla presenza di poeti e artisti che la abbellirono e ne valorizzarono la tradizione culturale. Letterati ed artisti trovarono in lui un mecenate intelligente e ricettivo, tanto da fargli meritare appunto l'attributo di Magnifico.
Lorenzo il Magnifico fu anche poeta, seppur non eccellente. Scrisse le Rime e il Comento, sonetti d'amore sullo stile della Vita Nuova di Dante, in cui raccontò il sorgere dell'amore per Lucrezia Donati; l'Ambra in cui riprese le Metamorfosi ovidiane.
La figura di Lorenzo ebbe tale peso nel panorama politico italiano del quattrocento che la sua morte, avvenuta nel 1492, segnò non solo per Firenze, ma per tuta la penisola, l’inizio di un lungo periodo di crisi.
"Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
di doman non c'è certezza"

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